Lettera di Sabrina

3 Settembre 2026 | Storie di donne

Il 25 luglio 2026 Sabrina*, la donna trovata morta nel lago a Melide il 18 agosto, ci aveva scritto una lettera in previsione del presidio del 29 luglio, indetto dal Collettivo Io l’8 ogni giorno per chiedere le dimissioni di Claudio Zali.

Ci chiedeva di leggerla al posto suo. Ne abbiamo discusso collettivamente e in quel momento abbiamo pensato che fosse fondamentale mantenere alta l’attenzione sul comportamento del consigliere di stato e non spostarla su di lei e sul suo gesto. Sabrina aveva compreso le nostre intenzioni.

Oggi, dopo più di due settimane dalla sua scomparsa, abbiamo letto pubblicamente la sua lettera davanti al Palazzo di Giustizia di Lugano, al presidio organizzato da diversi gruppi e associazioni – tra cui Io l’8 ogni giorno – per chiedere chiarezza sulla sua morte e maggiore protezione per le donne che denunciano una violenza. 

La riproponiamo integralmente qui di seguito.


Buongiorno a tutte e a tutti e vi ringrazio di essere qui oggi a sostenere non solo me, ma tutte le donne che come me hanno subito la violenza di genere, in tutte le sue forme.

Per motivi di sicurezza non posso partecipare personalmente alla manifestazione, in quanto mi ritengo in pericolo dopo la pubblicazione su Instagram degli audio che ormai – immagino – tutte e tutti avete ascoltato.

Molti mi hanno chiesto perché ho pubblicato? E perché proprio ora. Ecco, più di tutto, ci tengo a fare una precisazione importante sulle tempistiche di questa pubblicazione. Dai vari interventi e commenti che ho letto si insinua che dietro ci sia una fantomatica regia politica: posso dirlo con la mano sul cuore, non c’è niente di più falso. La decisione di pubblicarli sono legate a vicende personali accadute negli ultimi mesi, inoltre sono riuscita a uscire allo scoperto anche grazie a una vera presa a carico psicologica che mi ha portato a fare dei cambiamenti e che mi ha reso maggiormente consapevole di quello che stava accadendo e ho avuto più coraggio.

Quando si vive in una situazione di violenza, che sia verbale o fisica oppure di ogni altra specie, è difficile reagire per tempo, prevalgono i sensi di colpa, il sentirsi inadeguati e perfino il credere di meritarselo.

Nessuno mi ha chiesto di farlo, pubblicare gli audio (commettendo tra l’altro un potenziale reato del quale molto probabilmente dovrò pagarne le conseguenze) è stata una scelta personale e difficile.

Nemmeno i miei più cari amici lo sapevano. Ho riflettuto a lungo, dentro di me, con il passare del tempo, montava sempre di più un grandissimo senso di ingiustizia che non riuscivo a sanare. E allora ho agito.

Ho corso dei rischi, e li sto correndo tutt’ora, tant’è vero che sono qui solo per lettera e non in presenza, ma ho deciso consciamente di farlo e non me ne pento. Sono più importanti le mie parole che il mio volto. Non cerco notorietà, ma solo giustizia.

Una giustizia che mi ha spinta ad agire al di sopra delle speculazioni politiche e al di fuori di ogni strategia elettorale. Per questo posso dirvelo ad alta voce e con la coscienza pulita: nessun rappresentante delle istituzioni può comportarsi nei toni e nelle modalità che ho denunciato.

Nonostante molti di voi sanno chi io sia realmente, vorrei continuare a mantenere l’anonimato, per rispetto della mia famiglia, soprattutto.

Ringrazio, in particolar modo le tantissime persone che mi hanno dato la loro solidarietà sia nei social che nella vita reale, so di non essere più da sola ed esorto anche chi mi ha scritto in privato di vivere o aver vissuto una situazione analoga di rivolgersi alle forze dell’ordine e di denunciare l’accaduto, senza se e senza ma.

Nessuna donna, e in generale nessun essere umano, merita di essere trattato come sono stata trattata io. So che siamo in tante, ed è ora che TUTT* urliamo: ADESSO BASTA!

* nome di fantasia

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