Seleziona una pagina

Perché io lotto?

Lo sforzo non finisce mai. La libertà non è mai definitiva, ogni generazione deve conquistarsela.

Siamo un gruppo di donne, apartito e aconfessionale, che lotta contro le discriminazioni di genere, contro il patriarcato e per costruire una società migliore per tutte e tutti.

Il nostro è un femminismo intersezionale, che vuole battersi per l’emancipazione di tutte le donne e non solo di una minoranza di noi.

  • Lottiamo contro la violenza maschile in tutte le sue forme.
  • Lottiamo contro le discriminazioni di genere, contro gli stereotipi sessisti.
  • Lottiamo nel mondo del lavoro.
    Lottiamo nelle scuole.
    Lottiamo nella sfera privata.
    Lottiamo nelle strade.

Ci siamo incontrate nel 2017 e ci siamo battute contro l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne.
Abbiamo sentito il bisogno di continuare ad incontrarci, di discutere insieme ad altre donne, di scendere in strada per far sentire la nostra voce e continuare ad ascoltare le voci di altre donne, svizzere, straniere, casalinghe, lavoratrici, madri, lesbiche,…

 

Dopo l’8 marzo non ci fermeremo, perché per noi è l’8 ogni giorno.

Discriminazione e violenza sulle donne sono temi sempre attuali!

Le denunce di molte attrici del cinema americano contro le molestie subite, come anche alcuni episodi avvenuti recentemente a livello locale, hanno fatto tornare alle luci della cronaca la questione dell’autodeterminazione di noi donne e della violenza che subiamo in moltissimi ambiti della nostra vita.

Spesso siamo vittime di violenza proprio nei luoghi nei quali dovremmo sentirci più protette: la famiglia, le relazioni di coppia o anche la scuola e il luogo di lavoro. Sono luoghi che dovrebbero basarsi su relazioni di rispetto e di fiducia, ma nei quali spesso prevalgono rapporti di potere e relazioni basate sullo sfruttamento e la discriminazione che ci mettono in una situazione di vulnerabilità.

In Svizzera e in Ticino non è diverso

Nel 2016 in Svizzera i reati registrati nella categoria violenza domestica sono stati 17’685 ossia il 38% di tutti i reati rilevanti per l’ambito domestico. Nel 48,8% dei casi di violenza domestica, la persona danneggiata e la persona accusata vivevano un rapporto di coppia; nel 25,8 per cento dei casi erano ex partner.

Nello stesso anno, la violenza domestica ha causato 19 vittime perlopiù donne (95%) e persone adulte (95%). Il 63% di questi omicidi è avvenuto nel rapporto di coppia.

In Ticino ogni giorno si segnalano alla polizia 3 casi di violenza domestica.

L’aumento delle forme più gravi delle violenze e della loro efferatezza da partner ed ex ci induce a pensare che ciò possa essere una risposta proprio alla nostra maggiore consapevolezza. E’ il caso dei molti episodi di femminicidio, la cui causa scatenante è la volontà messa in pratica o solo enunciata della donna di voler interrompere la relazione violenta o semplicemente la relazione. Donne uccise per il fatto di essere donne, donne che si ribellano e vogliono sottrarsi all’autorità maschile, donne “colpevoli” di voler affermare la propria libertà.

Mezzi di comunicazione e giustizia: come ci dipingono?

I media continuano a veicolare un immaginario femminile stereotipato: vittimismo e spettacolo, neanche una narrazione coerente con le vite reali delle donne. La formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è ignorata o fortemente ostacolata. Dalla “giustizia” subiamo l’umiliazione di essere continuamente messe in discussione e di non essere credute, burocrazia e tempi d’attesa ci fanno pentire di aver denunciato.

Quante volte abbiamo sentito dire: “l’uomo è cacciatore e la donna è preda”, “guarda quella come va in giro, poi si lamenta se la stuprano”? Quante volte abbiamo sentito dire “se l’è cercata”? Quanti commenti odiosi siamo costrette ad ascoltare davanti ad ogni gonna corta, ad ogni maglietta scollata, ad ogni donna che rivendica il suo diritto di vivere la propria vita e la propria sessualità come meglio crede?

Le tante forme della violenza sulle donne

Ma la violenza si esprime anche in altre forme. Ancora oggi nel mondo del lavoro noi donne  svolgiamo generalmente lavori meno qualificati, abbiamo salari più bassi degli uomini e più spesso contratti a tempo parziale, su chiamata o contratti atipici. Il lavoro part-time riguarda soprattutto le donne e non sempre si tratta di una scelta che permette di conciliare lavoro e famiglia. Anzi sempre più il part-time è sinonimo di orari irregolari, tempi di lavoro lunghi (che si articolano su tutta la giornata) e con l’obbligo di essere sempre a disposizione anche nel cosiddetto “tempo libero”.

Inoltre, malgrado siamo maggiormente presenti sul mercato del lavoro, spetta sempre a noi svolgere la stragrande maggioranza del lavoro di cura e domestico non riconosciuto. Con un carico di lavoro che diventa eccessivo e molto logorante.

Questo fa si che molto spesso come donne non possiamo permetterci di vivere da sole e di avere una vera autonomia economica che ci permetta di autodeterminarci. Quando poi le donne si trovano a vivere in famiglie monoparentali questo elemento diventa ancora più preoccupante, le famiglie monoparentali (nella stragrande maggioranza dei casi composte da donne) sono tra le categorie più toccate dalla povertà, economica e sociale. O ancora, quando le discriminazioni di genere si intersecano con quelle razziali, come nel caso delle donne migranti, sono proprie le nostre leggi sempre più disumane nei confronti degli stranieri e delle straniere a fragilizzare e indebolire le possibilità di resistenza, di dire “no” alla violenza.

La nostra libertà è sempre più sotto attacco, qualsiasi scelta è continuamente giudicata e ostacolata. E’ merito del movimento politico delle donne se oggi si parla diffusamente di violenza maschile contro le donne, di discriminazione nel mercato del lavoro, di autodeterminazione e possibilità di decidere della nostra vita.

Crediamo sia venuto il momento di rimettere al centro del dibattito politico e sociale la questione delle discriminazioni contro le donne, cominciando a fare del prossimo 8 marzo una giornata di lotta e di mobilitazione che dia visibilità alla nostra dignità di donne e alla nostra volontà di autodeterminazione.

Perché partecipare alla manifestazione io l'8 ogni giorno dell'8 marzo 2018?

Ci siamo unite per lottare per tutte le donne e dopo gli ultimi avvenimenti in particolar modo.
Il Consiglio degli Stati ha bocciato la proposta Sommaruga che mirava a far emettere un rapporto sulla parità salariale ogni quattro anni per tutte le ditte con più di 50 dipendenti, ha addirittura rifiutato la proposta di farlo unicamente per le ditte con più di 100 dipendenti, rimandando tutto alla commissione che secondo il Consiglio degli Stati dovrebbe elaborare una proposta con delle misure volontarie. Fatto sta che dal 2009 sono in vigore delle misure volontarie, ma che sono assolutamente insufficienti in quanto solo 28 imprese in tutta la Svizzera partecipano a queste misure, delle quali la maggioranza sono imprese pubbliche. In assenza di una legge efficace, la parità salariale non arriverà nei prossimi anni. Lo scarto oggi è del 15,2%, ma arriva fino al 30% in certi settori, la differenza salariale aumenta del 4% per le madri, che sono doppiamente discriminate, perché svolgono una grandissima parte di lavoro non retribuito e in più sono retribuite meno anche quando lavorano.
Da anni si promette una migliore conciliazione di lavoro e famiglia e faccio riferimento anche al Ticino, dove era stata promessa anche dopo i tagli alle famiglie nell'ambito dei pacchetti di risparmio. Ora la cosa si ripete, perché l'on. Beltraminelli ha annunciato che in caso venga bocciata la riforma fiscale salta anche il pacchetto sociale che prevede il coinvolgimento del 0.2% della massa salariale delle ditte, per aumentare il finanziamento ai nidi e ad altre misure che mirano ad una migliore conciliabilità di famiglia e lavoro. Il 0.2% della massa salariale non è una cifra esorbitante, visto che in cambio l'economia avrà la possibilità di avere a disposizione un bacino di forza lavoro più grande. Tanto più che, come succede in molti altri cantoni svizzeri, misure per conciliare famiglia e lavoro, per gli asili nido, per le strutture di custodia sono assolutamente necessarie anche in Ticino indipendentemente dal pacchetto fiscale. Ecco perché noi donne non possiamo sottostare a questo ricatto del Governo ticinese che vuole portare avanti misure a favore delle famiglie solo se ci sono sgravi fiscali!
La conciliazione di famiglia e lavoro dovrebbe idealmente anche coinvolgere i mariti o i compagni, perché anche loro dovrebbero poter diminuire la percentuale lavorativa quando ci sono dei figli e la compagna lavora. Questo per essere dei padri presenti e coinvolti nella cura dei figli e per dare ai figli un nuovo esempio di divisione dei compiti.
La parità, va affrontata anche più ampiamente, la partecipazione delle donne in vari ambiti della vita è scarsa e in certi casi si potrebbe addirittura pensare a un'esclusione volontaria, basata su vecchi principi patriarcali. Le donne sono quasi del tutto assenti nelle funzioni dirigenziali sia nell'economia, come pure ai vertici negli ospedali e nelle università. Cosa che non si spiega più con la formazione, le donne oggi sono formate quanto i colleghi maschi. Sembra non ci sia la volontà di far partecipare e di far decidere le donne a pieno titolo, è come se non venisse loro riconosciuto il titolo di piena cittadinanza e il merito che hanno.
La Svizzera negli ultimi anni ha perso alcune posizioni nel confronto internazionale per la parità, questo significa anche che la previsione degli anni necessari per il raggiungimento della parità sono aumentati. Ho una figlia di 7 anni, nella previsione attuale, la parità verrà raggiunta quando lei sarà in pensione e io avrò decisamente superato gli anni dell'aspettativa di vita attuali. Riproporre l'inalzamento dell'età pensionabile a 65 anni, come vuole il Consiglio federale senza parità salariale, sembra un affronto alle donne, indipendentemente di quante misure compensatorie ci saranno. Le donne vogliono la parità oggi!
Spero quindi che questo otto marzo possa essere un 8 marzo di risveglio e di lotta e spero che almeno la parità salariale venga raggiunta in tempi brevi e che la partecipazione e la valorizzazione delle donne migliori in tutti ambiti della vita. Personalmente spero si possa anche rilanciare il discorso delle quote, bisognerebbe poter iniziare con una quota almeno del 33% in tutti gli ambiti, giusto per far partire un piccolo meccanismo di promozione delle donne. Dobbiamo tutti impegnarci a migliorare la posizione delle donne, intendo dire che a parte la differenza salariale bisogna combattere la discriminazione femminile in tutti gli ambiti, dobbiamo impegnarci perché diminuisca anche la violenza ed il sessismo che viene propagato anche nei media.
Invito tutte e tutti a partecipare alla manifestazione che parte giovedì 8 marzo alle ore 18.00 dalla posta di Bellinzona. Invito anche i maschi, perché questo riguarda anche loro. Meno mimose e più lotta.

Barbara Di Marco

Incontri di io l'8