21 luglio, Bellinzona – Presidio femminista a seguito del femminicidio di Faido
La sera del 9 luglio 2026 una donna di 56 anni è stata uccisa davanti alla clinica di riabilitazione di Faido (TI), il luogo in cui avrebbe dovuto sentirsi protetta mentre riceveva cure. Secondo le informazioni rese pubbliche, il presunto autore è l’ex marito, da cui era separata da tempo. Il giorno successivo, durante un intervento di polizia, l’uomo avrebbe fatto esplodere la casa di famiglia.
Mentre buona parte dell’attenzione mediatica si concentra sulla fuga e sull’esplosione, noi riportiamo al centro la donna che ha perso la vita: una persona con una storia, relazioni, affetti e una vita che meritava di continuare.
Le prime testimonianze parlano di una separazione avvenuta da tempo e di segnali evidenti di violenza nella relazione. Sappiamo che la separazione è uno dei momenti di massimo rischio per chi vive violenza da parte dell’ex partner. Per questo è essenziale investire nella prevenzione, nel riconoscimento tempestivo dei segnali di pericolo e nella protezione delle donne che chiedono aiuto.
Dall’inizio del 2026 in Svizzera sono già stati registrati 17 femminicidi, tre dei quali in Ticino. Chiediamo che questi fatti vengano riconosciuti per ciò che sono: femminicidi, espressione di una violenza strutturale che richiede una risposta politica e istituzionale adeguata.
Una cultura sessista che normalizza la violenza
La violenza contro le donne non nasce dal nulla: cresce in una cultura che continua a tollerare sessismo, umiliazioni e rappresentazioni degradanti. Gli episodi recenti del Lido di Caslano, dove al personale sono state imposte magliette con scritte sessiste, e di una gelateria a Bellinzona, che ha diffuso messaggi offensivi e stereotipati, mostrano quanto il sessismo sia ancora radicato e normalizzato nei luoghi pubblici.
Questi fatti non sono “banalità” o “scherzi di cattivo gusto”: sono segnali di una cultura che rende più difficile riconoscere la violenza, denunciarla e proteggere chi la subisce.
Le nostre richieste
- Riconoscere pubblicamente i femminicidi come tali, senza minimizzazioni mediatiche o linguistiche.
- Aumentare le risorse per la protezione delle donne, con particolare attenzione ai momenti di separazione.
- Rafforzare la prevenzione attraverso formazione obbligatoria per personale sanitario, sociale, scolastico e di polizia.
- Garantire interventi tempestivi tramite valutazioni del rischio più efficaci e coordinamento tra istituzioni.
- Aumentare i posti nelle case di protezione e i finanziamenti alle strutture che si impegnano nella protezione e prevenzione.
- Introdurre il braccialetto d’aiuto uno strumento semplice e immediato per chiedere aiuto in situazioni di pericolo.
- Sviluppare campagne pubbliche contro il sessismo e la violenza in tutti i luoghi, con particolare attenzione ai grandi eventi estivi.
Il collettivo Io l’8 ogni giorno invita tutte e tutti a un presidio femminista martedì 21 luglio alle 18.00 in piazza Simen a Bellinzona, dove si trova la panchina rossa contro la violenza domestica.
Le panchine rosse sono simboli importanti, ma non possono sostituire ciò che serve davvero: risorse, protezione e prevenzione. La memoria non basta. Servono politiche concrete e finanziamenti adeguati.
Collettivo femminista Io l’8 ogni giorno



