Maggiori risorse per contrastare i femminicidi

17 Febbraio 2026 | Lottiamo ogni giorno

Nel corso dell’ultimo anno, in Svizzera e in Ticino si è registrato un aumento allarmante dei femminicidi. Non si tratta di episodi isolati né di “casi eccezionali” o “drammi”, ma dell’espressione più estrema di una violenza strutturale radicata nelle relazioni di potere tra uomini e donne. Questa violenza non esplode all’improvviso, ma matura in un contesto sociale che continua a tollerare e giustificare il controllo, la svalutazione e la limitazione dell’autonomia femminile. È in questo quadro che si inserisce il femminicidio avvenuto in Ticino il 13 febbraio del 2026.

Nelle ultime ore i media ticinesi hanno parlato di “fatto di sangue” o di “omicidio-suicidio”, faticando, nella maggior parte dei casi, a utilizzare il termine femminicidio. L’uccisione di una donna da parte di un uomo continua a essere attenuata attraverso un linguaggio che la disinnesca, la rende neutra, la priva della sua dimensione politica. In questa narrazione, la vittima “perde la vita” in un generico dramma, invece di essere riconosciuta come una donna uccisa da un compagno, un marito, un figlio, un parente o un altro uomo che ha scelto di annientarla, spesso nel momento in cui lei tentava di sottrarsi al controllo.
Questo linguaggio non è innocuo, contribuisce a minimizzare un problema strutturale, la violenza maschile contro le donne, che affonda le sue radici in un ordine patriarcale.
Questa visione è alimentata dalla morbosa raccolta di testimonianze che tendono a descrivere l’assassino come una brava persona, un gran lavoratore con però un problema di alcool, trasformando la violenza in un fatto deviante e individuale, attribuibile a condotte fuori norma. In questo modo si sposta ancora una volta lo sguardo dalla natura strutturale della violenza maschile e dalle dinamiche di potere che la rendono possibile.

Negli ultimi anni il nostro Cantone ha registrato un numero preoccupante di femminicidi: rapportato alla popolazione, l’incidenza appare più alta della media svizzera e di molti paesi europei. 

A fronte di questa situazione, è evidente l’assenza di risorse adeguate, di investimenti strutturali e di una volontà politica capace di affrontare la violenza maschile in modo sistemico. Non bastano dichiarazioni di principio: servono programmi di prevenzione capillari e sistematici a partire dalle scuole, dalle società sportive e nei luoghi di lavoro, il potenziamento delle strutture di protezione e accoglienza e un cambiamento culturale sostenuto e continuativo. Mai come ora appare urgente la creazione di un numero unico di emergenza (raggiungibile 7 giorni su 7, 24 ore su 24) specifico per le vittime di violenza e gestito da personale specializzato. Una rivendicazione da tempo portata avanti dal collettivo femminista Io l’8 ogni giorno e che non ha ancora trovato una risposta istituzionale adeguata. 

Di fronte a questa inerzia, la mobilitazione delle donne e di tutte le persone impegnate nella difesa dei diritti delle donne diventa indispensabile. Per rompere il silenzio, per contrastare la banalizzazione della violenza e pretendere investimenti significativi nelle politiche di protezione delle donne, il collettivo invita tutte le persone interessate a partecipare a un presidio martedì 24 febbraio alle ore 17.30 in piazza Governo a Bellinzona in concomitanza con la seduta del Gran Consiglio. 

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