Riportiamo qui di seguito l’intervento letto in occasione del presidio contro la presenza di Vannacci a Mendrisio, il 28 gennaio 2026, perché il femminismo è antifascismo
Buonasera a tutte le persone presenti,
Il collettivo femminista Io l’8 ogni giorno è qui perché oggi, a Mendrisio è stato invitato Roberto Vannacci, un personaggio che ha voluto costruire la sua notorietà con la legittimazione dell’odio, invece che a favore della costruzione del bene comune.
Non siamo qui per discutere un semplice dissenso di idee. Siamo qui perché non tutte le idee stanno sullo stesso piano e continuare a fingere che sia così è uno degli errori più gravi delle democrazie contemporanee. La filosofa Hannah Arendt ce lo ha spiegato molto bene: il fascismo non nasce all’improvviso, ma si insedia lentamente, quando il linguaggio dell’esclusione diventa normale, l’ideologia smette di essere riconosciuta come pericolosa e diventa un’“opinione tra le altre”. Il fascismo non è un’opinione, perché un’opinione riguarda ciò che si può pensare del mondo; mentre il fascismo riguarda chi ha diritto di stare al mondo.
Le idee di Vannacci non si limitano a propinare una visione conservatrice, esse producono una gerarchia umana in cui le donne sono considerate naturalmente subordinate agli uomini, le persone migranti diventano pericolose minacce e le comunità LGBTQIA+ vengono descritte come deviate e malate. Questo è un progetto politico di esclusione e sappiamo molto bene che quando una parte dell’umanità viene definita “di troppo”, la violenza è una conseguenza logica e inevitabile.
Dire che le posizioni di Vannacci siano “solo un’opinione”, come ribadito più volte dal presidente UDC di Mendrisio Lorenzon, è profondamente sbagliato perché le opinioni non tolgono i diritti alle persone, non legittimano le discriminazioni sistemiche, non fomentano l’odio e non preparano il terreno alla repressione.
Il nostro è un femminismo intersezionale e parte dal rifiuto di ogni gerarchia che stabilisca chi vale di più e chi di meno. Ci opponiamo fermamente a qualsiasi forma di sessismo, razzismo, omolesbotransfobia, nazionalismo identitario perché sono tutte facce della stessa medaglia e non esistono separatamente; perciò, siamo molto consapevoli che non sia possibile lottare ogni giorno contro di esse separatamente.
L’UDC ticinese, invitando Vannacci, ha compiuto una scelta politica che vuole normalizzare la discriminazione e la disuguaglianza. Nella “banalità del male” Hannah Arendt ci ha spiegato che la normalizzazione è il primo passo verso il totalitarismo: non persone eccessive, ma normali, all’apparenza rispettabili, piccoli funzionari che eseguono ordini senza interrogarsi e che rendono l’ingiustizia dicibile, presentabile e amministrabile.
La neutralità davanti a chi nega la pari dignità umana non deve essere in nessun modo scambiata per libertà di opinione o per democrazia, essa è una forma pericolosa di complicità. Difendere la democrazia significa tracciare dei confini chiari, ribadire sempre e a gran voce che esistono idee incompatibili con la convivenza democratica e questa nostra protesta non è una forma di intolleranza, come qualcuno vorrebbe far credere, ma una strenua difesa dei diritti umani fondamentali e del rispetto della dignità di tutte le persone.
Essere qui oggi, per noi del collettivo Io l’8 ogni giorno, significa affermare che Mendrisio e il Ticino non sono terreno fertile per l’odio travestito da ordine pubblico, per il sessismo mascherato da “fattore biologico” o ancora per politiche razziste alimentate dalla promessa della sicurezza.
Le nostre vite e i nostri corpi non sono negoziabili.
Resistiamo e resisteremo a chi ci vuole sottomesse e subordinate.
Per questo continueremo a lottare ogni giorno!



