Fibra, a Lugano non ti vogliamo!

13 Giugno 2022 | Lottiamo ogni giorno

Abbiamo scritto una lettera aperta per chiedere l’annullamento del concerto di Fabri Fibra e per protestare contro il sostegno e il finanziamento a chi fa carriera promuovendo il sessismo, la violenza sulle donne e l’omofobia.

Di seguito riportiamo il nostro testo.


Spettabili Signore e Signori Municipali e Sindaco di Lugano,
Spettabile Direzione del LAC,
Spettabili Direzioni dei media sostenitori: radio3ii, Corriere del Ticino, Teleticino, Ticinonews,

Vi scriviamo questa lettera con profonda indignazione e rabbia per lo sconcertante atto di violenza, offesa, odio, umiliazione e ipocrisia che avete deciso di organizzare, sostenere e promuovere.
Il Collettivo femminista Io l’8 ogni giorno si impegna da anni a difendere le donne e ogni vittima di violenza e discriminazione di genere, e ci siamo trovate allibite e incredule di fronte alla vostra decisione di offrire un palco illustre, altamente simbolico ed un ingente campagna pubblicitaria ad un personaggio che da 20 anni costruisce la propria fama e profittabilità commerciale inneggiando pubblicamente all’odio e alla violenza contro le donne e le persone LGBT, vantandosi regolarmente di perseguire unicamente una logica utilitaristica e le esigenze di mercato nella scelta dei contenuti e della violenza dei suoi messaggi. Ci riferiamo ovviamente al concerto di Fabri Fibra organizzato dal LAC il 6 luglio in piazza Luini.

Abbiamo dunque deciso di scrivervi apertamente per sottoporvi alcune considerazioni alle quali, “forse” non avevate pensato. Vi invitiamo innanzitutto a leggere un riassunto della gravità e della violenza dei suoi discorsi d’odio, che vi inviamo in allegato e di cui qui ci limitiamo a citare alcuni versi delle sue canzoni:

Giro in casa con in mano questo uncino
Ti ci strappo le ovaie e che cazzo me le cucino! (Venerdi 17)
Ho 28 anni ragazze contattatemi scopatemi 
e se resta un pò di tempo presentatevi 
non conservatevi datela a tutti anche ai cani 
se non me la dai io te la strappo come Pacciani 
(…)
il mio cazzo è in questione ne vuoi un'illustrazione 
vorresti anche toccarlo brutto pezzo di un recchione (Su le mani)

(…)

Non concediamo alcuno spazio pubblicitario e promozionale a chi banalizza e legittima la cultura sessista, misogina, omofoba, violenta e discriminante per farne un vettore commerciale! Chiediamo che venga annullato il concerto del 6 luglio e che non venga dato alcuno spazio a discorsi banalizzanti nei confronti della violenza di genere, violenza sessuale e sessista!

I contenuti e gli incitamenti all’odio, ai femminicidi, agli stupri e alla violenza propagati e banalizzati da Fabri Fibra non hanno alcun intento critico, artistico o culturale. Lo stesso Fibra ha più volte affermato di perseguire unicamente le logiche e i dettami dell’industria musicale e di non volersi assumere alcuna responsabilità sui suoi contenuti.
L’evento del 6 luglio non si inserisce in alcun percorso critico in merito agli stereotipi di genere o alla responsabilità sociale e civile dell’arte e della cultura per provocare una riflessione critica. È un evento isolato, inserito nel palinsesto di intrattenimento, e in quanto tale non può in alcun modo essere legittimato e banalizzato da parte di un ente come il LAC, e neppure da parte della città di Lugano e dei media che supportano l’evento.
Non si tratta di “libertà di espressione” ma di incitamenti all’odio e alla violenza, legittimati e banalizzati volontariamente e in modo colpevole e complice da chi contribuisce a promuoverli.

Aggiungiamo, inoltre, che l’estate culturale ticinese è già stata ampiamente criticata per gravi discriminazioni verso le moltissime artiste, musiciste, cantanti locali e internazionali, che sono state sistematicamente ignorate e sono sottorappresentate nei programmi dei principali festival. Da parte del LAC, della città di Lugano e dei media coinvolti, è squalificante verso tutte le professioniste della cultura e della musica che si dia uno spazio così illustre come Piazza Luini e una campagna pubblicitaria invadente ad un cantante che veicola contenuti problematici e gravi invece di valorizzare la qualità, la professionalità e il talento di musiciste e cantanti locali.

Per questo chiediamo dunque di:

1- disdire il concerto di Fabri Fibra del 6 luglio;
2- evitare ogni spazio pubblico o mediatico a discorsi che banalizzano l’odio, la violenza e le discriminazioni di genere;
3- rendere noti tutti gli eventuali sussidi, finanziamenti e investimenti pubblici stanziati per l’evento in questione, compresi i costi previsti per l’organizzazione, la sicurezza, la pubblicità;
4- organizzare invece almeno un’intera serata, magari proprio il 6 luglio, per promuovere musiciste e cantanti locali che vogliano impegnarsi per diffondere una cultura responsabile e rispettosa del genere e sensibilizzare alla gravità della violenza verso le donne.

Collettivo Io l’8 ogni giorno


APPROFONDIMENTO

Iniziamo con dei fatti oggettivi (1-4) corredati dai riferimenti per verificare le nostre affermazioni, visto che per rispondere a cotanta ignoranza abbiamo dovuto investire il tempo necessario ad approfondire e verificare, cercando di compensare ancora una volta su base volontaria alle azioni irresponsabili di chi invece lavora e riceve finanziamenti anche pubblici per farlo. Seguono alcune constatazioni oggettive sulla problematicità dei contenuti che veicola (5-6). E una constatazione sulla scelta del LAC di presentarlo in modo superficiale senza alcuna riflessione critica (7).

Visto l’impatto simbolico del vostro gesto, vi invitiamo a leggere con la dovuta attenzione questi estratti, e se del caso a verificarli.

1- Tra le prime canzoni che negli anni hanno fondato il suo successo, si trovano testi costruiti attorno ai seguenti estratti (e chiariamo bene che si tratta dei testi ufficiali delle sue canzoni, verificabili sulle principali piattaforme italiane, quali www.angolotesti.it, www.musixmatch.com/it/testo oppure www.rock.it):

Venerdì 17 (del 2004) inneggia al suicidio quale risposta al disagio individuale, ma anche ai femminicidi, e fa riferimento allo stupro e all’omicidio di una 12enne:

 Non ce la faccio più, io questa sera m'ammazzo
 Non vi sopporto più, solo a pensarvi mi incazzo Per non vedervi più, visto che io sono un pazzo
 Mi punto una pistola questa sera m'ammazzo
 Parlando con la tua sorellina di dodici anni
 Che è stata ritrovata il giorno dopo nello sgabuzzino
 Senza vestiti con un taglio nell'intestino
 E le budella nel cestino, la sborra sul cuscino
 Il sangue sul lavandino e cola sul tappetino
 Giro in casa con in mano questo uncino
 Ti ci strappo le ovaie e che cazzo me le cucino!

Non è certo un testo isolato. Sempre del 2004, Gonfio così delinea chiaramente la visione misogina, sessista e squalificante delle donne come semplici oggetti sessuali, sulle quali continua a dirsi pronto a scatenare la sua frustrazione fino ad ammazzarle:
 Non ho mai visto una ragazza così
 con una faccia da porca così
 avanti esci dal locale con me che non lo ho mai avuto gonfio così
 Ho incontrato una mia amica in giro senza il suo ragazzo
 che mi ha chiesto se andavo a fumare con lei nel suo palazzo
 avevo in tasca una bustina di erba che ancora ringrazio
 pensando con una canna di troppo questa la ammazzo

Dello stesso tenore, Non fare la puttana:
 Canti alle jam? Non fare la puttana!
 Fuggi da me? Non fare la puttana!
 Ancora mi cerchi? Non fare la puttana!
 E tu speri ci sia? Non fare la puttana!
 Di meglio non hai! Non fare la puttana!
 Ma chi ti ascolta mai? Non fare la puttana! Ti guardi alle spalle? Non fare la puttana! Ti sparano alle palle? Non fare la puttana!

Due anni dopo, quando già cominciava ad essere noto proprio attraverso tali appelli all'odio, continua in “Su le mani” (2006):
 Ho 28 anni ragazze contattatemi scopatemi
 e se resta un pò di tempo presentatevi
non conservatevi datela a tutti anche ai cani
se non me la dai io te la strappo come Pacciani
io fossi nato donna ascolterei madonna
vestirei senza mutande ovunque e sempre in minigonna
cosi non mi ci vedo e neanche tu scommetto
allora cosa cazzo guardi nei bagni dal tuo armadietto
il mio cazzo è in questione ne vuoi un’illustrazione
vorresti anche toccarlo brutto pezzo di un recchione
io sono un burattino che sta su senza fili

Malgrado le migliaia di dischi venduti, i contenuti non cambiano. Nel 2010 in Controcultura scrive:

fossi una donna ero Patrizia
escort, davo il culo per un posto in tv o un pezzo di pizza

Nel 2013 pubblica A me di te, uno dei peggiori eccessi di omofobia:

Vento in poppa, come un veliero
Vengo in bocca, come a (Valerio)
Che in verità è una donna
A me sta bene, il mondo è vario
Vladimiro era invertito,
un travestito al contrario
“Davvero?” Certo, l’ho visto a Porto Cervo
Esplodevo come a Chernobyl, dopo il suo concerto
Eravamo nel suo camerino a bere vino. Io l’ho spinto in bagno,
lui m’ha detto “In tutti i mari In tutti i laghi, non capisci, mi bagno”
Con una corda l’ho legato sul divano
Lui mi ha detto “Questa corda mi ricorda
Il mio compagno di scuola media
Si chiamava Massimo, chiavava al massimo
Una media alta, mi inculava come i Mass Media”
Gli ho risposto “Complimenti”
Gli ho abbassato i pantaloni
E sotto aveva un tanga e quattro assorbenti
Giù le mutande, liquido fuori da questo glande
Tira su tutto come le canne
Mi sono fatto Valeria Scanner
 Come vedi, a me di te
 Non me ne fre-fre-frega una se..
 Ti finisco, finché sei sul mio disco

2- A causa del brano citato, A me di te, è stato condannato per diffamazione da un Tribunale di Milano, con sentenza definitiva del 2016. Vi riportiamo un passaggio di un articolo di La Repubblica del 29 giugno 2016 in merito:

L’avvocato Antonella Rizzi, legale di Fabrizio Tarducci (questo il vero nome di Fabri Fibra), nel corso del processo ha sostenuto che un linguaggio esplicito e il ricorso a immagini forti sono elementi essenziali del rap, e che contribuiscono addirittura a determinarne il messaggio e la cifra artistica. Gli avvocati Paola Castiglione e Ugo Cerruti, che rappresentano Scanu, commentano: “Le espressioni utilizzate dal cantante Fabri Fibra sono diffamatorie in maniera oggettiva, come ha stabilito il giudice. Ed è la prima sentenza in Italia che vede la condanna per diffamazione di un cantante di musica rap. La musica è libertà, ma insultare squallidamente una persona non è musica e non è arte. Ognuno è libero di manifestare liberamente il proprio pensiero, non di offendere e diffamare una persona”.

3- A causa dei brani menzionati e di molti altri, e delle innumerevoli interviste in cui non si è mai scusato né pentito dei suoi contenuti, nel 2013 l’associazione femminista Dire : Donne In Rete contro la violenza, aveva chiesto e ottenuto che fosse annullata la sua esibizione al Concerto del primo maggio di Roma.
Vi riportiamo alcuni estratti della loro lettera:

D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza – ritiene grave ed inopportuna la scelta di invitare al concerto del Primo Maggio, Fabri Fibra, il rapper italiano che divulga nei testi delle sue canzoni messaggi sessisti, misogini, omofobi, e canta l’apologia della violenza contro le donne. (…)
Il linguaggio dei media e della rappresentazione del corpo delle donne nella pubblicità è un problema che ancora è lontano dall’essere risolto.
Ci domandiamo allora, qual’è la motivazione di questa scelta dei sindacati? E’ opportuno che si divulghino dei messaggi violenti in occasione del Concerto del Primo Maggio, a cui assisteranno molti giovani e molte giovani, e che ancora una volta, si faccia spettacolo con la violenza contro le donne?
L’associazione D.i.Re chiede ai sindacati di fare una scelta responsabile e di revocare l’invito al rapper italiano nel rispetto delle donne e di tutte le vittime di violenza omofoba e di femminicidio.

4- Anche in seguito, Fibra non ha mai seriamente rivalutato la gravità delle sue parole. Ancora nel 2018 in un'intervista (25 maggio 2018) banalizza tutto, e precisa che si tratta unicamente di una precisa strategia commerciale senza alcuna finalità culturale dietro alle sue invettive d'odio. Le stesse affermazioni le aveva già sostenute la sua avvocata in Tribunale nel passaggio citato all'osservazione 2.
In questa intervista Fibra aggiunge, di sua spontanea iniziativa, anche un'invettiva xenofoba negazionista, in cui definisce la schiavitù come "una scelta dei neri":

- Ascoltando te rischiano di diventare bulli? Sei stato accusato di omofobia e di
fallocentrismo.
«Il gioco è questo: io non posso tollerare che in tv Alessandra Mussolini dica a Vladimir
Luxuria “Meglio fascista che frocio!”. È una cosa inconcepibile negli altri Paesi...».
- Ottimo. Perché non dirlo così in una canzone?
«Perché non mi cacherebbe nessuno. C’è già chi dice queste cose. Se voglio farmi
ascoltare io devo alzare la posta». 
- E quindi spari rime contro i gay?
«Provoco una reazione».
- Rischi di non essere compreso. E di creare altri omofobi.
«Se facessi sul serio, visto il contesto malandato, non cambierebbe molto. Ma chi capisce
che scherzo accoglie la provocazione e reagisce. Io sono stato spinto spesso a dire cose
molto forti per avere una voce e un ruolo nel mercato».  
 - Quando hai capito che avresti campato con il rap?
 «Quando sono fallite le altre opzioni. Il rap era decisamente il piano B» «La schiavitù
 fu una scelta dei neri»      

5- Anche in seguito, in altre interviste, Fibra non ha mai seriamente rivalutato la gravità delle sue parole. Al massimo è arrivato ad affermare che lui non si assume alcuna responsabilità sui contenuti che diffonde, ribadendo le affermazioni appena riportate, ossia che i suoi testi si limitano a rispondere alle logiche commerciali e alle abitudini di una certe corrente di rap. Anche negli anni successivi, i testi e le innumerevoli affermazioni nei media e sui social confermano sistematicamente una visione superficiale, ignorante e banalizzante dei temi e della violenza implicita nei suoi messaggi. Eccezion fatta per qualche sparuta spiegazione utilitaristica, non ha mai saputo argomentare in maniera convincente che egli intenda perseguire in realtà una finalità "alta" di sensibilizzare o far riflettere. Al contrario. Banalizza e ironizza persino tutti gli sforzi e le campagne serie di sensibilizzazione sulla gravità della violenza di genere, dei femminicidi e delle violenze sessuali e sessiste contro le donne, la comunità lgbtqi+ e chiunque non rientri nei suoi modelli machisti.

6- In più occasioni, oltre a quelle già citate, fa riferimento a reali femminicidi e stupri con lo stesso tono banalizzante, inneggiando a compiere altri stupri e femminicidi per sfogare la propria frustrazione contro le donne. E nei suoi testi le donne sono sempre descritte unicamente come oggetti sessuali. Contribuisce quindi sistematicamente a diffondere e propagare e legittimare una cultura fortemente sessiste, violenta, misogina e che legittima la violenza contro le donne. Non ha mai dimostrato alcuno scrupolo nell'infierire con cattiveria e meschinità su fatti reali, sull'integrità personale e psichica delle persone coinvolte direttamente e indirettamente, unicamente a scopo commerciale.

7- La superficialità con cui il LAC promuove l'evento, descrivendo Fibra con parole come quelle qui riportate, è a dir poco sconcertante.
"Nel 2004 esce Mr. Simpatia (disco di platino) [ndr è l'album che conteneva i brani citati all'osservazione 1: Venerdì 17 , Gonfio Così e Non fare la puttana], considerato oggi come il punto di congiunzione tra la old school e la nuova era del rap in Italia, grazie alla totale schiettezza dei testi e alla capacità di Fibra di tradurre in arte e in rima la brutalità e la complessità della vita, intima e sociale, di un'intera generazione. Questa caratteristica lo accompagnerà per tutta la sua carriera ed è il motivo del suo costante successo.

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