Il falò dell’indifferenza

8 Gennaio 2022 | La piazza si conquista, sciopero femminista!

Le violenze sessiste e sessuali sono un’emergenza sociale e strutturale, individuale e collettiva. 

Quasi 1 donna su 2 è vittima di violenza (fisica, sessuale, psicologica) all’interno di una relazione di coppia. (Inchiesta DAO, 2021)

Una donna su 3 è vittima di molestie sul posto di lavoro. 

Il 22% delle donne (dai 16 anni in su) in Svizzera ha subito degli atti sessuali non consensuali.
Il 12% ha avuto un rapporto sessuale contro la loro volontà. 
Il 49% tiene per sé l’episodio di violenza sessuale. 
Solo l’8% di loro ha denunciato l’episodio alla polizia. 
Tra i principali motivi che hanno fatto desistere le donne dal denunciare vi sono la convinzione di non avere possibilità di arrivare a una condanna (62%) e la paura di non essere credute (58%). (Studio del 2019 del gfs.bern)

Se ripetiamo ancora una volta questi dati è perché sono ancora in molti che non vogliono vederli e sentirli. Dietro queste fredde cifre ci sono delle persone, delle vite, delle donne che lottano contro la violenza… e che quando provano a liberarsi dalla violenza, a denunciare il loro aggressore, a chiedere giustizia, si trovano ancora troppo spesso confrontate a un muro di indifferenza, di incomprensione, di incapacità di ascolto, di ostacoli e trappole.

L’indifferenza alimenta e protegge la violenza
Le vittime non denunciano, perché le istituzioni non ascoltano. Le vittime non denunciano perché il sistema, le istituzioni, e le persone che vi lavorano non sono pronte ad accogliere le loro segnalazioni e testimonianze. Come mai, invece di continuare a ripetere “Donne, denunciate!”, facendo portare alle vittime tutto il peso del coraggio che serve per rompere il silenzio, non ci si chiede cosa rende così difficile – ancora oggi – denunciare ed ottenere giustizia? Come mai le vittime continuano a non essere ascoltate, credute, sostenute, accompagnate e protette? La vittimizzazione secondaria raddoppia gli ostacoli e moltiplica le battaglie. Obbliga a combattere non solo contro chi abusa, ma anche contro un sistema che fa di tutto per impedire un reale cambiamento e per rendere difficile, se non impossibile, ottenere giustizia. 

Per questo il collettivo Io l’8 ogni giorno organizza sabato 8 gennaio alle 16.00, alla Foce di Lugano, un Falò dell’indifferenza, per spostare l’attenzione su ciò che mantiene invisibile un’emergenza collettiva.
In Ticino, lo scorso 18 novembre, un servizio di Falò ha dato voce ad alcune coraggiose vittime dell’ex-funzionario DSS e ha portato alla luce i danni e le conseguenze di un’indifferenza generalizzata. Nelle settimane successive innumerevoli esponenti dei media e della politica hanno parlato, commentato e giudicato i fatti e le persone senza alcuna conoscenza di causa, coprendo con le loro invettive faziose le voci e il significato di quell’inchiesta e di quelle testimonianze. Non lasciamo che tornino a gettare ombre sull’importanza e la gravità di quel caso e di decine di altri casi simili. Non lasciamo che tornino a nascondere dietro il velo d’indifferenza il fallimento di un intero sistema. Nell’attesa di un audit indipendente e competente che possa dare un seguito costruttivo a quelle testimonianze, al falò dell’indifferenza di sabato si darà spazio e ascolto a una o più voci di chi ha parlato all’altro Falò, ed è disposta a esporsi ancora una volta per parlare dei danni di chi banalizza.

Bruciamo l’indifferenza affinché si possa vedere, ascoltare e parlare della violenza.
Un falò contro i “non vedo, non sento, non parlo” che continuano a proteggere chi esercita violenze, contro l’inerzia delle istituzioni e di chi avrebbe la responsabilità di reagire con il dovuto impegno e le dovute risorse al continuo aumento della violenza sessuale e sessista, contro un contesto mediatico e politico che ignora, banalizza o strumentalizza questi temi invece di assumersene la responsabilità.

Vogliamo simbolicamente bruciare ciò che ci ferisce e continua a perpetuare una cultura misogina e dello stupro:

  • le banalizzazioni, le battutine, la colpevolizzazione delle vittime 
  • le mille scuse nei confronti di chi abusa e aggredisce 
  • i “tutto va bene e i servizi ci sono” 
  • i media che prediligono i dettagli intimi, intrusivi e “scabrosi” alle riflessioni di fondo sulla violenza maschile e su come contrastarla
  • la costante minimizzazione della violenza domestica da parte della polizia, incapace di riconoscere e prendere sul serio i segnali di pericolo 
  • l’arretratezza e la misoginia di chi difende l’attuale sistema penale che non proibisce lo stupro ma si limita a regolamentarlo vietando l’uso della violenza

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