Dopo la conferenza stampa del Consiglio di Stato di oggi relativa al piano d’azione cantonale contro la violenza domestica, che il Collettivo Io l’8 ogni giorno ha seguito in diretta streaming, esprimiamo le nostre prime considerazioni.


Deluse e arrabbiate: è così che ci sentiamo dopo aver assistito alla presentazione del tanto annunciato e tanto atteso piano per contrastare la violenza domestica.

In questi giorni leggeremo con attenzione le pagine appena pubblicate, e prenderemo posizione in merito; ci preme tuttavia reagire fin d’ora a quanto è stato comunicato in occasione della conferenza stampa.

Una conferenza stampa che ha visto protagonisti – su un tema che tocca in primo luogo le donnetre uomini, tre consiglieri di stato, nonostante la presenza in sala della coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica.

Ma veniamo ai contenuti: nulla di nuovo sotto il sole.

Più che di un piano d’azione sarebbe corretto parlare di una “fotografia” (com’è stata definita dagli stessi relatori) di quanto già esiste ed è già attivo nel nostro cantone per contrastare la violenza domestica. Una fotografia, verrebbe da dire, anche piuttosto edulcorata, perché non sembra che abbia permesso di fare emergere le importanti lacune che il nostro collettivo segnala da tempo e che sono dimostrate dalle stesse drammatiche cifre presentate a inizio conferenza: circa 3 interventi al giorno della Polizia nel nostro cantone (e si tratta solo della parte emergente di una violenza che resta ancora in gran parte sommersa).

In questi ultimi giorni, come già accaduto purtroppo di frequente già in precedenza, al nostro collettivo si sono rivolte delle persone che avevano bisogno di informazioni, di aiuto, di consulenza per situazioni di violenza domestica, sessuale, stalking o molestie. Persone che non sanno a chi rivolgersi, persone che dicono di non essere state ascoltate dalla polizia o da altri servizi competenti. Ciò che purtroppo vediamo, la realtà che è sotto ai nostri occhi, ci sembra dunque ben diversa da quella fotografata dalle istituzioni!

Forti della nostra esperienza e delle discussioni portate avanti con donne attive in ambito di violenza sulla donne, abbiamo formulato la scorsa primavera nel nostro Piano d’azione femminista per l’eliminazione della violenza sulle donne un’ampia serie di proposte, pratiche ed attuabili, che non sono però – in larga misura – state accolte dalle istituzioni.

Niente numero unico specifico 24/24 e 7/7, nessuna parola sul codice rosa negli ospedali, nessun reddito d’emergenza per facilitare i percorsi di uscita dalla violenza, nessun reale rafforzamento dei servizi di presa a carico e sportelli. Anche a livello di prevenzione, sensibilizzazione e formazione non sono state annunciate sostanziali novità. 

Si andrà in Spagna, certo, per vedere come funziona il braccialetto elettronico attivo, ma nel frattempo ci si accontenta di pochi braccialetti elettronici con geolocalizzazione passiva e a posteriori, sulla cui efficacia nemmeno le stesse autorità sembrano farsi illusioni. 

A un giornalista che giustamente ha chiesto come mai nel piano d’azione cantonale non si trovi traccia delle proposte formulate dal collettivo Io l’8 ogni giorno, è stato risposto che le misure devono essere commisurate ai bisogni e alle risorse.

Vogliamo dunque sapere quanto vale, per il nostro Consiglio di Stato, la vita delle donne? Quante donne devono ancora morire, essere violentate, aggredite, minacciate, prima che la politica e le istituzione prendano finalmente coscienza della gravità della violenza che quotidianamente ci colpisce ed adottino delle misure realmente efficaci?

Siamo deluse. Siamo arrabbiate.

Continueremo a lottare affinché tutte le donne possano vivere libere dalla violenza. E lo faremo anche domani, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, con una Manifest-Azione in Piazza Grande a Giubiasco alle 18.00 e invitiamo tutte e tutti a scendere in strada e a lottare con noi!