Il 26 settembre è la Giornata mondiale della contraccezione, che vuole essere un’occasione per ricordare che la contraccezione permette alle donne, agli uomini e alle coppie di decidere liberamente se, quando e quanti/e figli/e desiderano. 

Il tema della contraccezione è stato oggetto di discussione nelle ultime settimane, soprattutto perché in Francia è prevista l’estensione, da inizio 2022, della gratuità dei metodi anticoncezionali per le donne fino ai 25 anni. La proposta, che riprende e allarga la fascia di età di una legge già in vigore dal 2013, sorge dalla constatazione che il costo della contraccezione ormonale può essere un ostacolo per molte giovani donne che, di conseguenza, preferiscono rinunciarvi.  

Se vi è del buono in questa proposta, perché è innegabile che la pillola, da più di cinquant’anni, ha liberato le donne dalle gravidanze indesiderate e le ha rese più libere di scegliere, è comunque evidente l’impostazione maschilista della legge francese. 

Una responsabilità femminile? 

La legge francese delega la responsabilità della contraccezione alle sole donne e concorre a cristallizzare una rappresentazione sociale stereotipata, che impone al genere femminile la questione del controllo della riproduzione.

Oggi giorno sarebbe importante superare questo tipo di visione e prendere atto che la salute sessuale e riproduttiva non è una questione o un problema delle sole donne. Gli uomini dovrebbero, per principio, sentirsi corresponsabili della contraccezione sia nelle relazioni occasionali sia in quelle stabili. 

Che tipo di contraccezione?

La legge francese rimborsa solo una parte dei contraccettivi disponibili sul mercato, ne sono ad esempio esclusi i cerotti ormonali, gli anelli vaginali, i cappucci cervicali, gli spermicidi e la maggior parte delle marche di preservativi. 

La preferenza per la contraccezione ormonale femminile, che vuole dire la pillola, indica che non si considera sufficientemente la salute delle donne e degli uomini, o meglio la si considera solo in una prospettiva di prevenzione dell’aborto e non di prevenzione delle malattie veneree.

Se infatti la pillola può proteggere da una gravidanza indesiderata, non può nulla contro le infezioni sessualmente trasmissibili a cui le donne, per diversi motivi, sono pure più esposte.

Non bisogna poi dimenticare che l’assunzione della pillola può avere effetti collaterali molto seri, non tutti nemmeno chiari e compresi dalla medicina, tra questi ricordiamo i rischi di aumento del peso, del livello dei lipidi nel sangue, di fenomeni di tromboembolismo venoso, oltre al pericolo di sviluppare tumore al seno, alla cervice uterina, al fegato, ecc.

e gli uomini?

Qualsiasi legge tesa a rendere facilmente accessibile la contraccezione, dovrebbe estendere la gratuità dei metodi anticoncezionali non solo alle giovani donne, ma a tutte le persone sessualmente attive. 

Purtroppo, ancora oggi, per gli uomini le possibilità di ricorrere a metodi contraccettivi sono molto minori. Solo due opzioni efficaci sono facilmente disponibili: i preservativi e la vasectomia. Per molto tempo, la ricerca per sviluppare metodi contraccettivi per gli uomini ha incontrato poco interesse ed è stata, di conseguenza, poco finanziata. Solo negli ultimi anni c’è stato un rinnovato interesse nella società per promuovere l’idea della responsabilità condivisa e per far progredire l’uguaglianza anche nel campo della contraccezione: l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le aziende farmaceutiche e varie start-up stanno lavorando per sviluppare metodi contraccettivi ormonali e alternativi per gli uomini. 

In attesa che siano più facilmente disponibili sul mercato questi prodotti, un passo avanti verso la responsabilizzazione degli uomini sia nella prevenzione delle malattie sia delle gravidanze indesiderate, potrebbe essere garantire l’accesso gratuito ai preservativi di tutti i tipi e marche. In fondo dovrebbero essere gli uomini e non le donne ad assicurarsi che la qualità, la misura e la condizione dei preservativi siano adeguati per le loro esigenze, o no? 


Il gruppo Hodenbaden di Zurigo

Nel 1984 un gruppo di 11 giovani uomini di sinistra, autonomi e antimperialisti, decise di affrontare la questione dei ruoli di genere e si propose di trasformare le discussioni teoriche sul patriarcato in realtà.
Considerando la critica femminista per cui gli uomini riproducevano in modo sconsiderato e indiscutibile strutture di potere e comportamenti patriarcali nelle relazioni e nella sessualità, i giovani attivisti fondarono a Zurigo il gruppo “Hodenbaden” (letteralmente “bagno dei testicoli”). L’idea si basava su un metodo contraccettivo termico per uomini, che una dottoressa svizzera aveva implementato in India.
Con encomiabile impegno, l’allestimento di un laboratorio e il sostegno di un medico, gli attivisti condussero uno studio di fattibilità, testando gli effetti di “Hodenbaden” su se stessi e l’impatto sulla propria fertilità. 
Nelle intenzioni, il metodo doveva essere accessibile a tutti, nel modo più naturale possibile, indipendentemente dalle strutture commerciali o mediche.
Il progettò suscitò la curiosità e l’interesse del pubblico. I protagonisti vennero invitati a parlare delle loro ricerche ed esperienze, confluite poi in un libro dal titolo: «Antisexistische Schrittversuche – für die Auflösung männlicher Machtstrukturen» (Primi saggi antisessisti – Per l’abolizione delle strutture di potere maschile).
Il loro impegno fu accolto con entusiasmo da molti uomini e da molte donne, ma fu anche esposto al ridicolo e alla diffidenza. 
La durata relativamente breve della fase pilota non permise di stilare rapporti sull’affidabilità del metodo. In ogni caso, il gruppo “Hodenbaden” si sciolse dopo quattro anni, in parte a causa di differenze politiche e personali e in parte perché l’esperimento si stava svolgendo nei primi anni dell’AIDS e i preservativi erano divenuti l’unico modo per proteggersi dall’infezione da HIV.

Hodenbaden, ossia il metodo termico maschile

La temperatura è un fattore importante nella produzione e maturazione dello sperma.
Il metodo Hodenbaden prevede che, per ridurre il numero di spermatozoi, i testicoli siano riscaldati con un bagno a 45 gradi per 45 minuti ogni giorno per tre settimane.
Il numero di spermatozoi (normalmente da 100 a 300 milioni per millilitro) si dovrebbe ridurre a meno di 10 milioni per millilitro, o addirittura a zero. La “sterilità” può durare da 2 a 6 settimane al massimo. 
Durante la fase di attività del laboratorio del gruppo Hodenbaden la conta degli spermatozoi dei partecipanti e altri criteri* furono controllati regolarmente. 

* Meno di 20 milioni di spermatozoi per millilitro è l’equivalente ufficiale dell’infertilità. La fertilità e la capacità riproduttiva negli uomini, tuttavia, non dipendono solo dal volume dell’eiaculato, ma anche dal valore del pH, dal numero totale, dalla mobilità, dalla morfologia, dalla proporzione degli spermatozoi vivi e da altri fattori immunologici.