Sabato 18 settembre saremo a Berna per dimostrare la nostra rabbia e affermare la nostra opposizione al progetto AVS 21, che vuole aumentare l’età di pensionamento delle donne*.

La maggioranza del parlamento ignora la nostra voce, lo abbiamo detto più e più volte: 65 ANNI È SEMPRE NO! Perché AVS 21 è una farsa: come si può parlare di uguaglianza quando per tutta la vita subiamo discriminazioni nel mondo del lavoro e in famiglia?

  •  I nostri stipendi sono più bassi perché i lavori femminili sono sottovalutati, anche se sono essenziali per il funzionamento della società e dell’economia, come tutti  e tutte hanno visto durante la pandemia. La disparità salariale si traduce in un’enorme perdita di guadagno per le donne*: nel 2018, prendendo in considerazione solo il divario salariale inspiegabile di 8’200 franchi all’anno, le donne* hanno perso quasi 13 miliardi di franchi. Inoltre, nel 2016 le donne* hanno svolto 5’700 milioni di ore di lavoro non retribuito, che corrispondono a un valore monetario di 244 miliardi di franchi. E con il pretesto dell’uguaglianza, il parlamento vuole risparmiare altri 10 miliardi di franchi facendoci lavorare un anno in più? UNA VERA TRUFFA!
  • Il nostro tempo di lavoro retribuito è ridotto perché svolgiamo la maggior parte del lavoro domestico, educativo e di cura. Questo lavoro non pagato non si ferma quando si va in pensione, poiché i nonni e le nonne costituiscono il più grande centro di assistenza all’infanzia in Svizzera: il valore monetario di questo lavoro è stimato in 8 miliardi di franchi. Le nonne svolgono 113 milioni di ore di assistenza all’infanzia ogni anno e forniscono il 70% di questo lavoro. E ci dicono che le anziane sono costose e che non pensano alle generazioni future? UNA VERGOGNA!
  • Le nostre rendite pensionistiche sono in media del 37% più basse di quelle degli uomini. Dato che la rendita media dell’AVS è di soli 1860 franchi al mese e un terzo delle donne* in pensione non ha un secondo pilastro, molte pensionate hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Non è un caso che la maggioranza dei beneficiari di prestazioni complementari siano donne*: il 15% delle pensionate ha bisogno di prestazioni complementari per vivere, contro il 10% degli uomini. E il parlamento vuole farci credere che l’uguaglianza significa lavorare fino a 65 anni? UN’IDIOZIA!
  • Per quelle tra di noi che hanno più di 50 anni, mantenere un lavoro non è facile. Poche di noi finiscono la loro carriera a 64 anni con un impiego stabile e molte sono disoccupate, disoccupate di lungo corso o beneficiano dell’assistenza sociale. Il 17% delle donne* sono sottoccupate o disoccupate, quasi il doppio rispetto agli uomini. Qual è la logica di farci lavorare per un altro anno mentre molte persone in età lavorativa sono disoccupate? CHE RABBIA!
  • Le finanze dell’AVS non sono in pericolo: nel 2020, l’utile di gestone dell’AVS è stato di 1,9 miliardi di franchi. Garantire l’uguaglianza e migliorare i salari delle donne* sarebbe sufficiente per aumentare i contributi dell’AVS. La BNS potrebbe anche finanziare maggiormente l’AVS. Non dobbiamo essere noi a pagare! #65annisempreNO

Noi non vogliamo questa riforma!

L’AVS 21 avrà un impatto maggiore sulle donne* che hanno le condizioni di lavoro più difficili e i salari più bassi. Loro non potranno “scegliere” un pensionamento anticipato. Le cosiddette “compensazioni” sono solo un’alibi, perché solo la generazione molto vicina all’età della pensione potrà beneficiarne! AVS 21 è solo un antipasto: la destra vuole obbligare tutti a lavorare fino a 67 anni, come chiede l’iniziativa dei Giovani Liberali. Rifiutare AVS 21 significa porre fine a questo progetto neoliberale che vuole costringere chi ha un reddito medio o modesto a lavorare più a lungo. Quello che vogliamo è rinforzare l’AVS, che è il sistema pensionistico più egualitario, solidale e sostenibile.

!!! Lavoro fino alla tomba: No – Insieme a Berna il 18 settembre!!!

* tutte le persone che non si riconoscono in un uomo cisgender.


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