Durante il corteo del 14 giugno, nella sosta a Piazza Nosetto a Bellinzona, Anna ci ha letto la sua testimonianza, legata all’autogestione.


“Il corpo è mio lo gestisco io!”

Era questo il grido che si elevava dalle manifestazioni femministe negli anni ’70.

Mezzo secolo fa. 

Lo slogan che portava molte donne alla consapevolezza del forte bisogno di ribellarsi e di reagire al dominio e all’oggettivazione del loro corpo dettato dal patriarcato.

Uno slogan che non perde di verità anche adesso.

Oggi come ieri le donne sentono il bisogno di ripartire dai propri corpi, di poterli gestire autonomamente. Sottrarli al dominio di un sistema che toglie loro autonomia decisionale e soprattutto la forza di reagire a soprusi.

Autogestione è questo. Il coltivare la forza di percorsi di autodeterminazione. 

Sono arrivata ad esserne consapevole solo dopo aver raggiunto il livello massimo di condizionamenti dettati da un patriarcato che gioca sulla apparente debolezza e semplicità di giovani donne ancora prive di strumenti per rispettare se stesse.

Rendevo il mondo ogni giorno più fiero di me.

Eseguivo ordini apparentemente autoimposti, che mi portavano alla dipendenza dal sogno di una libertà letta su cartelloni pubblicitari e profili instagram da milioni di followers.

Ero fiera di me.

Sempre più fiera e sempre più infelice, spenta, trasparente.

Senza identità. 

Ci ho messo 6 mesi per riuscire a raggiungere solo il desiderio di disintossicarmi da tutto ciò. Mi sono poi autorizzata anche all’attivismo per far capire che si può. Si può uscire di lì. 

Unite possiamo, insieme con la forza della sorellanza diventeremo gocce dell’onda del cambiamento.

È ancora necessario dire ”i corpi sono nostri e ce li autogestiamo”.

La nostra forza parte da qui per poter arrivare alla consapevolezza di sentirci autorizzate ad autogestirci in tutto.

Insieme possiamo essere una forza nuova, solidale, una forza per fermare gli abusi, le discriminazioni e i femminicidi. 

Solo sentendoci individui, anzi, individue libere e uguali ma uniche come lo siamo ora qui oggi, possiamo essere davvero autonome e autogestite ed uscire dalla subalternità. 

Voglio continuare a gridare per tutte coloro che non hanno voce.

 Ma vorrei ancora di più mostre quanto è bello camminare sul sentiero della libertà. 

Sorella, io ti credo! 

Anna Chiaruttini