L’arrivo della primavera si è portato via una delle femministe più importanti del mondo islamico: il 21 marzo si è spenta, all’età di 89 anni, Nawal al Sa’dawi, femminista, scrittrice, intellettuale, medica e attivista.

Ecco cosa scriveva qualche anno fa per il Corriere della Sera: 

La mutilazione della mente non è meno criminale di quella genitale femminile o maschile, anzi, è forse ancor più pericolosa. È usata per mutilare corpo e anima, per giustificare la violenza contro donne e poveri. Una mentalità arretrata considera i diritti delle donne un attacco diretto alla legge divina, ai valori morali e alle tradizioni sacre. Le tradizioni, sacre e non, rispecchiano sistemi di potere nello Stato e nella famiglia. Esse cambiano con il tempo e il luogo. Non sono fisse, immutabili o eterne. Sono scelte selettivamente da gruppi politici per conservare le strutture capitaliste patriarcali sia globalmente che localmente. Quando le donne lottano per i diritti umani in un sistema capitalistico patriarcale, vengono etichettate come traditrici della religione, del paese, della cultura, della loro identità autentica, della morale, della castità, eccetera. Ma dobbiamo continuare a lottare, non dobbiamo farci intimorire. Dobbiamo organizzarci globalmente e localmente. La soluzione è una lotta globale. La libertà costa cara, ma il prezzo della schiavitù è ancora più alto, perciò è meglio pagare un prezzo per essere libere piuttosto che per essere schiave. Dobbiamo unirci per mobilitare uomini, donne, giovani e bambini e organizzare e instaurare un potere politico e sociale in grado di cambiare i valori e le leggi patriarcali e classiste esistenti. Per questo serve una vera democrazia. E la libertà di organizzazione e di critica. […]

Il 27 febbraio scorso (2007) Al Azhar (la più importante istituzione islamica in Egitto e in tutto il mondo islamico) mi ha accusata di apostasia ed eresia per un mio lavoro teatrale dal titolo «Al summit dei potenti Dio si dimette», pubblicato in arabo al Cairo in gennaio. In quest’opera espongo le contraddizioni e le discriminazioni patriarcali, di classe e di razza radicate nei tre libri monoteisti: l’Antico e il Nuovo Testamento e il Corano. Mostro che questi testi sono politici, che parlano di potere, denaro e sesso. Che in essi prevale il doppio standard morale: l’inferiorità delle donne rispetto agli uomini, la dittatura, il razzismo, le guerre e l’uccisione di eretici o infedeli. La maggior parte dei governi del mondo usa questi testi sacri per opprimere la popolazione. La religione è asservita al sistema politico. È usata da gruppi di potere che giustificano l’ingiustizia dicendo che è un volere divino. Nell’opera teatrale il Dio dei libri si dimette quando deve confrontarsi con le sue contraddizioni e ingiustizie. Il revival dei movimenti religiosi fondamentalisti in tutto il mondo ha aumentato l’oppressione delle donne e dei poveri. Il pensiero creativo è condannato, perché toglie il velo alla mente ed espone i paradossi di politica, religione e sesso.[…]


Nawal nacque in un piccolo villaggio dell’Egitto all’inizio degli anni Trenta. Sembra che già all’età di cinque anni scrivesse delle lettere a Dio per protestare contro le discriminazioni femminili.

Nel 1955 si laureò in medicina all’Università del Cairo e si specializzò in psichiatria. Decise di ritornare al suo villaggio per aiutare i più deboli e in particolare le donne.

Nel 1972 scrisse un libro dal titolo Donne e sesso in cui denunciò la mutilazione genitale, una pratica di cui lei stessa fu vittima. Il libro le costò il posto di lavoro e la rese invisa al governo egiziano.

Da quel momento decise che scrivere sarebbe stata la sua attività principale, in particolare perché “Niente è più pericoloso della verità in un Mondo che mente”. 

La sua militanza la portò ad essere arrestata nel 1981 e liberata quasi un anno dopo, quando pubblicò le sue memorie carcerarie e fondò l’associazione internazionale di solidarietà delle donne arabe. 

Nel 1991 la sua attività politica la costrinse ad emigrare negli Stati Uniti dove insegnò alla Duke University, tenendo un corso dal titolo “Creatività e dissidenza”.

Rientrata in Egitto, ormai ottantenne, partecipò attivamente alle proteste contro il regime di Mubarak del 2011.