Il collettivo femminista Io l’8 ogni giorno è molto felice di accogliere tutte le donne convenute oggi 20 settembre qui a Bellinzona, per il primo incontro volto a realizzare un Piano d’azione femminista contro la violenza sulle donne.

Il collettivo femminista Io l’8 ogni giorno si inscrive in quella che molte storiche e sociologhe hanno già definito la terza ondata di femminismo, infatti non si assisteva da decenni a una ripresa della lotta delle donne a livello internazionale così importante come in questi ultimi 3-4 anni. I nuovi movimenti femministi, oltre a raccogliere l’eredità dei movimenti degli anni Settanta, pongono maggiore attenzione al problema della violenza sulle donne, infatti gruppi quali #Metoo o Non Una Di Meno, sorgono proprio per denunciare e porre fine alle violenze che vengono ancora oggi perpetrate e tollerate dalla nostra società, evidentemente troppo intrisa di patriarcato.

Il collettivo quindi, considerandosi espressione locale di questi movimenti femministi, sin dalla sua fondazione nel 2017, ha voluto porre l’attenzione sulla violenza nei confronti delle donne.

L’impegno del collettivo è risultato molto evidente in occasione del 25 novembre – giornata internazionale contro la violenza sulle donne – quando Io l’8 ogni giorno è sempre stato in prima linea nel realizzare o collaborare ad eventi che potessero sensibilizzare la popolazione verso un miglioramento delle forme di tutela, prevenzione e protezione delle vittime di violenza domestica.

Durante il recente lockdown, il collettivo si è molto preoccupato in merito alla situazione di confinamento in cui molte donne si sono trovate a vivere. Se già in una situazione di normalità è molto difficile per una donna riuscire ad uscire da una situazione di abusi e violenze, durante il confinamento, con possibilità molto ridotte di muoversi, molte donne si sono trovate a condividere le mura con un partner violento. Lo stress che ha colpito tutte e tutti, l’evidente incertezza verso il futuro e la limitazione della libertà personale, sono stati fattori che hanno messo a dura prova tutte le persone e situazioni già molto tese sono diventate potenzialmente esplosive. 

Il collettivo ha accolto con piacere la presenza di una campagna cantonale volta a ricordare alle vittime gli enti di aiuto a cui è possibile riferirsi, ma ha purtroppo constatato che la sua diffusione è stata molto scarsa all’infuori della rete internet, mentre sarebbe stata importante una diffusione anche nei pochi luoghi frequentabili dalle donne, come per esempio i supermercati o le farmacie. 

Sempre nel periodo della pandemia, è entrata in carica una nuova figura istituzionale, ossia la Coordinatrice cantonale per la Violenza Domestica, che il collettivo ha accolto con molto favore.

Per questo è iniziata una proficua corrispondenza con questa figura istituzionale, alla quale sono state sottoposte preoccupazioni e una serie di proposte che secondo il collettivo potevano essere utili per migliorare la prevenzione e la protezione delle vittime, in un contesto di emergenza particolarmente ignoto e stressante. 

Le richieste che sono state avanzate sono presenti sulle vostre sedie, tra queste ne ricorderò solo alcune, la più importante è la creazione di un numero di emergenza a tre cifre e non a 9 o 10, facile da memorizzare e che dovrebbe essere gestito solo da personale femminile e raggiungibile 24 ore su 24. Un’altra nostra richiesta è che sia fatta una campagna di informazione non solo online, ma anche alla televisione e con manifesti appesi nelle strade, nei supermercati e nelle farmacie. 

Che le farmacie (ed eventualmente anche altri luoghi, come i supermercati o gli studi medici) siano luoghi dove le donne possono chiedere aiuto per avviare la rete di sostegno, o ancora che sia garantito alle donne che desiderano sottrarsi da situazioni di violenza un reddito d’emergenza e che siano offerti loro servizi volti a facilitarle nelle pratiche amministrative legate alle richieste di eventuali aiuti o sussidi o nella ricerca di un impiego.

Ecco queste sono solo alcune delle rivendicazioni elaborate dal collettivo, che si spera potranno arricchirsi di altre proposte da sottoporre alle autorità alla fine di questo ciclo di incontri. 

Il collettivo è poi rimasto molto scosso, come tutta la popolazione ticinese, dall’efferato delitto di Giubiasco, del 17 maggio 2020 quando una donna di 47 anni, la cui unica colpa è stata lasciare il marito per rifarsi una vita insieme ad un altro uomo, è stata uccisa insieme al nuovo partner dall’ex coniuge con una pistola in pieno giorno. Un fatto gravissimo, soprattutto perché compiuto da un ex poliziotto in pensione.  

Un drammatico evento che ha permesso di scoprire che i poliziotti in pensione, se lo desiderano, possono tenere con sé l’arma di servizio per ragioni “affettive”, e sembra lecito chiedersi come questo sia possibile e che cosa eventualmente sia fatto dal nostro Cantone per garantire la salute mentale di queste persone sul lungo periodo.  

Il collettivo ha anche ritenuto particolarmente inadeguata la narrazione di questa tragedia nei media, in cui si è sempre ricordata l’origine straniera della vittima – quasi fosse una colpa, e la competenza professionale dell’assassino – quasi fosse un’attenuante. 

Dopo questo evento, all’interno del collettivo, si è rafforzata la convinzione che la polizia non sia un ente adeguato dove chiedere il primo aiuto per le donne vittime di violenza.

Il primo luglio del 2020 il collettivo ha seguito poi con interesse la Conferenza stampa in merito all’entrata in vigore della nuova Legge federale intesa a migliorare la protezione delle vittime di violenza del 14 dicembre 2018, che prevede modifiche al Codice civile, al Codice penale e al Codice penale militare.

In questa nuova legge, si trovano alcuni miglioramenti, in particolare relativi agli uomini abusanti, di cui ci si vuole fare carico per favorirne il reinserimento. Meno significative, a giudizio del collettivo, appaiono invece le proposte inerenti le vittime. Vi è un leggero aumento della presa a carico da un punto di vista delle indennità giornaliere che passa da 21 giorni a 35; è previsto che l’abbandono del procedimento penale potrà essere deciso solo dall’autorità preposta e non dalla vittima che spesso è messa sotto pressione dall’imputato e infine è possibile l’impiego di bracciali elettronici per garantire l’allontanamento dell’autore di violenza. 

In questa legge vi è anche la lodevole intenzione di aumentare i posti di accoglienza per le vittime e la proposta avanzata dalle autorità è quella di utilizzare alberghi e pensioni come luoghi di accoglienza. Questa proposta è stata discussa all’interno del collettivo ma è stata ritenuta inadeguata, perché percepita poco sicura, poco rassicurante per una vittima e pure poco confortevole per un periodo protratto.  

Durante la conferenza stampa in merito all’entrata in vigore della nuova legge è stato ricordato che la lotta alla violenza domestica è un obiettivo dell’attuale legislatura 2019-23, si inscrive nel Piano d’azione cantonale e più precisamente nell’obiettivo 34. 

Ma che cosa concerne esattamente l’obiettivo 34?

Il titolo dell’obiettivo 34 è: “Gestire le persone divenute pericolose e violente a causa di disadattamento sociale, radicalizzazione ed estremismo”.

Mi permetto di leggere il primo paragrafo: 

L’obiettivo intende confermare l’importanza di monitorare, prevenire e identificare ogni forma di violenza, di radicalizzazione e di estremismo, non solo di natura religiosa. Benché a prima vista risulti certamente difficile trovare una connessione tra violenza domestica e atti di terrorismo, entrambi (e numerose altre sfaccettature) rientrano nella casistica dei reati violenti contro le persone che, in alcuni casi, possono scaturire da fenomeni di disadattamento sociale. Risulta pertanto opportuno riassumere il fenomeno in un obiettivo unico, che prevede azioni diversificate.

Il collettivo evita per ora qualsiasi commento più articolato, ma si permette solo di sottolineare che la violenza domestica è un fenomeno molto più diffuso rispetto al terrorismo, all’ estremismo e alla radicalizzazione religiosa e meriterebbe un obiettivo a sé, che tenga conto delle specificità del fenomeno. 

Tutto ciò ha rinforzato la convinzione del collettivo in merito alla necessità di riflettere sulla prevenzione e protezione delle donne vittime di violenza e per questo abbiamo deciso di dare avvio a questo ciclo di incontri, il cui obiettivo è, lo ricordo, redigere un Piano d’azione femminista contro la violenza di genere. 

La violenza sulle donne è qualcosa di molto complesso, che è difficilmente ascrivibile a un determinato ambito come per esempio la violenza domestica di cui parleremo oggi, ma è piuttosto un problema strutturale e sistemico, che concerne tutti gli aspetti della società e che poggia su tradizioni e valori culturali, sui quali è più difficile intervenire e i cui cambiamenti sono solitamente molto lenti.

Il collettivo spera quindi oggi, con l’avvio di questo ciclo di incontri, di poter accelerare il processo verso una società sempre più libera dalla violenza e in particolare dalla violenza sulle donne.