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Accanto ai rischi classici (chimici, fisici e biologici) che possono presentarsi sul posto di lavoro, da una ventina di anni se ne sono aggiunti dei nuovi, i cosiddetti rischi psico-sociali, che possono creare sofferenza e malattia. Nuove forme di organizzazione del lavoro, flessibilità, lavoro a turni, contratti atipici e altro ancora hanno generato nei lavoratori paura, insicurezza, precarietà, stress. In particolar modo, hanno influito sui rapporti interpersonali creando competitività e indebolendo la solidarietà, dando luogo a tensioni e conflitti che, se mal gestiti, possono facilmente degenerare in processi distruttivi come il mobbing. Ebbene, il mobbing è figlio di questa nuova organizzazione del lavoro, di questo nuovo modo di fare economia e di produrre.

Il mobbing costa caro. Costa in termini di salute, per chi ne è vittima ma anche per chi lo vive da vicino, in termini economici, per chi ne è colpito ma anche per l’azienda e per la società nel suo insieme, in termini sociali, assistiamo a fenomeni di isolamento, emarginazione e devianza, in termini famigliari, non sempre la famiglia riesce a gestire la situazione e se non è forte abbastanza si sgretola. Il mobbing fa soffrire ed ammalare e intossica l’ambiente di lavoro e la vita di chi ne è coinvolto.

Da qui l’importanza di prevenirlo, se agiamo per tempo, o di combatterlo se è già presente. Gli strumenti a nostra disposizione non sono molti, anche a livello legale la legge ha ancora delle lacune che andrebbero colmate il più in fretta possibile. Ma lo si può combattere, attraverso la conoscenza del fenomeno, la consapevolezza che può capitare a tutti, indipendentemente dal sesso, dall’origine, dall’età, dalla formazione e dal tipo di occupazione che abbiamo, e dalla forza che tutti devono avere per parlarne e dire basta.

Si può vincere contro il mobbing. Più se ne parla e meglio è, l’informazione e la sensibilizzazione sono fondamentali per la lotta, poiché permettono a chi si trova confrontato ad una situazione di mobbing di dire tempestivamente e chiaramente “no”.

Il no chiaro e tempestivo vale anche per le molestie sessuali e per ogni forma di discriminazione sul posto di lavoro. Ogni comportamento sgradito alla vittima è molestia e di fronte all’indifferenza di chi molesta e di chi sta a guardare, è fondamentale reagire in modo fermo e chiedere supporto a persone di fiducia, interne o esterne all’azienda, in modo che si possa far cessare immediatamente i comportamenti molesti. A differenza del mobbing, esiste una legge specifica che proibisce ogni forma di molestia sul posto di lavoro. Parliamone, denunciamo questi comportamenti umilianti e contribuiamo a ripristinare un clima di rispetto sui luoghi di lavoro!

 

Liala Cattaneo

Coordinatrice Laboratorio di psicopatologia del lavoro

 

 

 

Bibliografia

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